Brian Eno: dall’iPhone a uno spot ecologico
Una delle prime applicazioni acquistate sul mio iPhone è stata Bloom. Bloom è una via di mezzo tra uno strumento di relax, un brano musicale, un gioco e un’opera d’arte. È stata creata da Brian Eno e sostanzialmente consente di generare suoni semplicemente sfiorando lo schermo del telefono. I suoni mutano con il tempo, e lo schermo acquisisce diversi colori, ma il tutto deriva dall’interazione tra le nostre dita e i campionamenti di Brian Eno. Con delle cuffie è davvero magico e rilassante, se invece ci sono bimbi piccoli per casa è infallibile: basta che inizino a toccare lo schermo e li terrete tranquilli per qualche minuto.
Ora scopro che Bloom è stato utilizzato per musicare uno spot ecologico di Do The Green Thing. L’effetto è davvero interessante, eccolo qui.
Arriva Formspring, il social network dei codardi
Ci mancava solo questa. È arrivato e sta spopolando Formspring, il nuovo social network che vi permette di ricevere domande, in forma anonima, dai vostri amici. Insomma, avreste sempre voluto sapere qualcosa di Tizio e non avete mai avuto il coraggio di chiederlo? Con Formspring potete farlo. E il bello è che le risposte (dato che ormai con la privacy ci facciamo solo mangiare i garanti) sono pubbliche, mica anonime. E per pubbliche intendo visibili a tutti tutti.
Ora, io dico, quello che mi piace di Facebook è che so chi sei, amico mio ficcanaso. Posso ammettere che tu voglia darmi delle risposte senza rivelare la tua identità. Vuoi dirmi che quando senti l’odore del mio alito accendi un cero votivo all’ippopotamo raccoglicacca della Pampers, ma ti trattieni per non ferirmi? Ok amico, ti concedo l’anonimato. Ma per le domande… devi farmele con la faccia tua le domande, caro piccolo terrorista della mia autostima.
Comunque, nonostante tutto, se proprio proprio volete farmi quella domanda, in forma anonima, ecco qui. Di certo non vi tratterrete, proprio come io non so trattenermi dall’istinto di iscrivermi all’ennesimo social network.
Zinio (e i vantaggi del magazine digitale)
Già qualche giorno fa, parlando di iPad, avevo accennato ai magazine digitali come al prodotto più promettente su iPad. Ho già capito di non essere l’unico a pensarlo, quindi prendo coraggio e mi spiego meglio.
Molti italiani mi dicono che “non rinunceranno mai al libro di carta”, perché ne amano il profumo, lo spessore, il rumore. Anche la polvere, immagino. Diciamo che guardando più al mercato americano e conoscendo un paio di persone che il Kindle lo usano davvero, dubito che questo atteggiamento sia davvero inevitabile. A volte ho più l’impressione l’appassionato di libri si senta parte di un club privilegiato, tanto privilegiato da aver paura di dissacrare il feticcio del sua élite. Non a caso, negli Stati Uniti, il vero utente di Kindle finisce per leggere più libri di chi non lo possiede.
Comunque, ammettiamo che il rapporto del lettore con il libro sia davvero un rapporto necessariamente fisico. Perché con il libro ci passi le ore, e finisci per amare la possibilità di stringerlo tra le mani. Con il magazine non è così. Se il libro è una storia d’amore, il magazine è una passione veloce che dura solo un rapporto. Lo leggi, ti piace e poi lo butti via. Non ti interessa tenerlo (a parte alcuni casi, ma diciamo di solito non è così). Inoltre nel campo dei magazine Kindle boccheggia a causa del display in bianco e nero, mentre iPad con il suo schermo a colori ha un grosso fattore di vantaggio.
In questi giorni stavo pensando a tutte queste cose e, bieca vittima del mio auto-marketing, mi è tornata voglia di magazine digitali. Sono andato spesso sul sito di Zinio, il principale operatore di questo settore. Ed ho pensato a come sarebbe avere un lettore di magazine Zinio su iPad: cavoli, fossi il creatore di Zinio inizierei a leccarmi i baffi. Così ho iniziato a navigare per lo store, alla ricerca di un abbonamento interessante. Perché è l’abbonamento la forma più sfiziosa di fruizione digitale, secondo me: appena il numero è disponibile non devi andare in edicola, ti arriva una mail e lo scarichi. Su Zinio ci sono riviste celebri, ma l’offerta non è ancora abbastanza ricca. Per quanto riguarda l’editoria italiana ci sono Jack e Focus, due riviste tette-e-tecnologia che non mi entusiasmano (non per i due soggetti presi separatamente, sia chiaro, ma per la combinazione). Geo e Psicologia nulla da ridire, ma non è il mio genere. Sullo straniero avrei sperato in un Wired, ma poi gli occhi mi sono caduti su altre riviste. Wallpaper Magazine ed Esquire. Ecco, concentriamoci su Esquire (l’unica rivista maschile in grado di farmi sorridere parlando di politica…). Perché io potrei dirvi che ho preso un magazine digitale perché questo è il futuro, perché ci sono i link nelle pubblicità, perché in alcuni casi ci sono persino i video. E invece no.
Esquire, dodici mesi, senza spese di spedizione o ricerche folli per Milano: 6,67€.
Il prezzo è una bella killer app, fossi un editore mi concentrerei su questo (ma figurati…). E per chi ha paura degli occhi, della vista, della lettura… vi assicuro che con una buona interfaccia e i contrasti giusti tutto è possibile. Specialmente quando puoi leggere dove, come, quando vuoi.
Frank Lloyd Wright Collection, by Lego
Come tutti i piccoli geek degni di questo nome, anche il piccolo Simo ha avuto una fase Lego. Non è durata moltissimo, ma navicelle spaziali e galeoni di mattoncini sono stati il mio passatempo per un paio d’anni. C’è da dire che all’epoca (dico “epoca” perché in questi giorni mi sento irrimediabilmente vecchio) i soggetti Lego non erano particolarmente stimolanti. Per la maggior parte erano galeoni, castelli e fantasie simili.
I tempi sono cambiati e, per i cuccioli amanti del design, il produttore danese si è dato al modernismo. I primi due esperimenti sono due architetture di Frank Lloyd Wright: la casa sulla cascata e il Guggenheim di New York. Un esempio di miniaturizzazione di opere ancor oggi irresistibilmente moderne. Insomma io nella casa sulla cascata ho sempre voluto viverci, nonostante le cascate facciano parte di una delle mie centomila fobie. Tra l’altro, Wright era un appassionato di giochi a mattoncini, quindi comprate ai vostri figli e magari un giorno vivrete di rendita… ecco il sito ufficiale.
Quando speri che quel mercato non esista
iPad Economy
Nel caso non ve ne foste accorti, ma ne dubito fortemente, è uscito l’iPad. Un iPod Touch gigante (ma dobbiamo ammettere che l’interfaccia software è stata rivisitata con attenzione maniacale).
C’è che di questo iPad ne abbiamo iniziato a parlare troppo presto. Tre anni fa devo aver scritto il mio primo post, su Melablog, dedicato ad un fantomatico tablet di Apple. Steve Jobs ne ha rimandati tanti indietro, è noto. Ma quest’ultimo no, a quest’ultimo ha dedicato un keynote intero, definendolo il prodotto più importante della sua vita.
Inutile leggere le recensioni degli esperti. Non dicono niente di utile, nemmeno il bravissimo Walt Mossberg sa essere incisivo. È troppo scomodo parlare a chiare lettere del tablet, oggi. Prova a dire che fallirà, e poi ti rinfacceranno a vita la previsione sbagliata (ne sa qualcosa Rob Malda di Slashdot). Prova a dire che è un successo assicurato, e dovrai arrossire come fai già oggi, ogni volta che senti parlare di Apple Tv.
Dietro iPad c’è un ragionamento, uno studio molto lungo: l’idea è quella di realizzare un prodotto che sappia fare meglio quello che fanno già altri prodotti. Un prodotto più utile di computer e telefonini nel fare un solo qualcosa. Questo qualcosa è l’usufruire dei media: Internet, Videogiochi, Musica, Film, Libri, Giornali (e dici poco…).
Sul navigare in Internet, inizio a crederci. Anche se è difficile pensare a un dispositivo in grado di navigare meglio rispetto a un computer, dato che oggi quasi tutte le pagine Internet vengono realizzate pensando esclusivamente ad un computer. Si tratta però di una questione di tempo: la possibilità di toccare la pagina fa già capire che Internet ha potenzialità molto più alte, quando fra noi e il contenuto non ci saranno più un mouse volante e una tastiera sempre troppo fredda.
Migliore per leggere libri (ma voglio vederlo prima di dirlo, non c’è e-Ink), sfogliare magazine (e questa secondo me sarà la vera sorpresa), ascoltare musica (ma ormai siamo tutti addestrati ad un ascolto fortemente portatile e in cuffietta, vedremo anche qui), a vedere i film e i programmi televisivi (e qui possiamo farci davvero un pensierino).
Il fatto è che questo iPad non è un oggetto fisico, ma un concetto. Sarà più comodo nel fare tutte queste cose, perché sarà in grado di reperirle sempre, in ogni momento. Musica, film, libri, videogiochi, applicazioni, magazine e molto altro, possono essere acquistati direttamente da iPad. Non è un iPod gigante, è un mondo di contenuti sempre a disposizione. È il sostituto finale di un sacco di cose che oggi occupano spazio. È una piattaforma talmente orgogliosa di poter fare tutto, da osare dimensioni più grandi di un minitelefono o un miniPC. Come dire: “Qui hai veramente tutto quello che ti serve, quindi non lamentarti di come mi porterai in giro, ti interesso e troverai il modo”. Ci vuole coraggio, bisogna ammetterlo.
I contenuti. È qui che si gioca tutto. Ma i contenuti dipendono da un fattore quasi imprevedibile: la massa critica.
Se Apple riuscirà ad attirare molti clienti, da subito, allora gli editori correranno. Se correranno ci saranno i contenuti. A quel punto, una volta raggiunta la massa critica, i contenuti aumenteranno esponenzialmente e nascerà il mercato. Solo allora potremo davvero celebrare la nascita di un nuovo dispositivo, quella via di mezzo tra telefono e cellulare tanto cara ad Apple. Apple che, per inciso, sta rischiando non per coraggio ma per un motivo secondo me evidente: è ormai convinta di dover salutare presto (forse prima del previsto) il tanto amato iPod, e deve trovarne un degno sostituto.
Le previsioni sono impossibili perché iPad è, nel senso più buono del termine, vaporware. Specialmente in Italia, dove gran parte di questi contenuti oggi non c’è.
E allora tutti a dire che è solo marketing. Eppure in questo caso il marketing fa bene, eccome. È solo convincendo tante persone dell’utilità di questo prodotto, sulla fiducia e a priori, che possiamo creare un nuovo mercato. Un mercato che, udite udite, potrebbe salvare un paio di mondi, primo fra tutti quello dell’editoria.
Se nessuno avesse creduto a Internet, quando ci potevi leggere qualche centinaio di pagine, quasi tutte in inglese, a velocità lentissime, oggi non saremmo qui. Apple fa bene ad esagerare quando parla del suo tablet: solo così potrà fare la felicità di programmatori, editori, etichette discografiche e tutto l’immenso universo dell’industria dell’entertainment. È tutta questione di comunicazione, di visione, all’inizio. Solo poi ci sarà da godere.
Da oggi in poi chiamatemi…
Ho aspettato l’applicazione Digicomics della Disney per tanti motivi, elencarli tutti sembra persino delineare delle curiose coincidenze. Si tratta di una delle più ambiziose mosse della Disney nella transizione dell’editoria cartacea al digitale, ed è bello pensare che il tutto sia nato in Italia, pur essendo disponibile anche (e forse soprattutto) al pubblico statunitense.
Con Digicomics è possibile acquistare su iPhone e iPod Touch l’ampio catalogo di fumetti Disney, per leggerli sul dispositivo in un formato che prova ad adattare il comic originale allo strumento, senza stravolgerlo. A parte qualche semplice transizione e qualche suono qui e là, il fumetto è identico a quello cartaceo, in una sorta di rispetto “religioso” per una forma di espressione che ha avuto grande sviluppo qui in Italia (patria del fumetto disneyano). Dietro a Digicomics c’è un ragionamento di fondo, uno studio progettuale che rende evidente, una volta per tutte, la rinata attenzione dell’editoria per il digitale.
Questo progetto, ormai l’hanno detto tutti, “puzza di tablet”, nel senso che sembra perfetto per sbarcare su un dispositivo a schermo più ampio, come il vociferato tablet di Apple. Comunque vada, mi aspetterei almeno una versione per Windows e per Mac, fondamentale per dare più valore agli acquisti (in molti vorranno tenerli su un computer, senza rischiare di perderli cambiando telefono).
Tra i titoli in vendita su Digistore c’è Pikappa, e qui andiamo sul personale. Sapete bene che è uno dei miei personaggi preferiti, proprio perchè è un supereroe “suo malgrado”. Il mio blog si chiama così proprio in onore di Pikappa (ma non solo, qualcuno lo sa già). La versione inserita su Digistore è la più recente, che ha poco a che spartire con la bellezza e la profondità di PKNA. Un peccato anche perdere le copertine del fumetto, tra le più belle copertine dei magazine Disney.
Siamo partiti da poco (anzi, avremmo dovuto partire al 16 dicembre, giorno del mio compleanno, ma il tutto è slittato per motivi ignoti), c’è tempo per dare aggiustatine, anche ai prezzi. Ci sono già ottime idee, come l’integrazione con Facebook, che potrebbe dare una dimensione social al fumetto, da sempre un oggetto “privato” accolto da vere e proprie community. Io, nel frattempo, mi godo questo tuffo nel passato come in un bel regalo di Natale, e si riaccendono ricordi. Esempio? Uno dei personaggi principali lavorava in un webgiornale… non me ne ricordavo, eppure io in un webgiornale oggi ci lavoro davvero.
Idea regalo: Disney Store & Make A Wish Foundation
Ogni anno, per qualche regalo, cerco soluzioni carine che abbinino la beneficenza ad un oggetto simpatico. Sarà un modo per lavarsi la coscienza in questo periodo di consumismo sfrenato, ma credo sia anche piacevole fare qualcosa del genere a Natale.
Quest’anno, in una sessione di shopping natalizio al limite dello scontro fisico, ho trovato e scelto le tazze di Winnie Pooh al Disney Store. Sono bellissime, ognuna nella sua confezione regalo, decorate con Winnie Pooh e i suoi amici. Perfette per grandi e piccoli, con meno di 8€ è un’idea regalo carina e buona: il 25% viene devoluto alla Make a Wish Onlus, associazione attiva nel mondo da moltissimi anni, con lo scopo di realizzare i sogni di ragazzi con malattie molto gravi.
Se cercate un’idea, a Milano erano accatastate a centinaia e credo si trovino anche negli altri Disney Store italiani. Preparatevi solo a sfidare mamme e bambini urlanti, sabato le scene erano vagamente da panico, con transenne e guardie. Ma a parte questo, l’idea è davvero meritevole.
La ricerca scientifica… periferica
In questi giorni ho avuto poco tempo per aggiornare il blog. A dire il vero ho avuto poco tempo anche per altre cose gradevoli, ma capita. Per non lasciarvi a bocca asciutta, vi segnalo un articolo che ho scritto per VareseNews, dopo aver seguito una conferenza dell’università locale, l’Insubria, sulle biotecnologie.
A questa conferenza una giovane ricercatrice è stata premiata per una ricerca sulla schizofrenia, che potrebbe dimostrarne dei fattori scatenanti. La ricercatrice si chiama Silvia Sacchi, e se tutto andrà come previsto, entro questa settimana avrò il piacere di parlare con lei.
Proprio qualche giorno prima, avevo consigliato ad una collega di intitolare un suo pezzo “L’Insubria diventa la Biotech Valley”. Il titolo era volutamente eccessivo, e non a caso ha suscitato qualche ironia da parte dei colleghi. Certo, non prendiamoci in giro: l’Italia non punta sulla ricerca come fanno altri paesi. Tuttavia convegni come quello che ho seguito, mi fanno venire voglia di crederci. Perché oltre a Silvia Sacchi, a Varese, c’erano tanti altri ricercatori felici di raccontare le loro ricerche.
Magari sono impacciati in pubblico, non tutti hanno il dono della capacità divulgativa. Spesso si ritrovano a lavorare con attrezzature non all’avanguardia, immagino per stipendi al limite della precarietà (in alcuni casi). Le loro ricerche in genere non risultano accattivanti, non le leggeremo sul Corriere o su Repubblica. Ma se una certa Flavia Marinelli sta dedicando la vita agli actinomiceti (che considera i microorganismi più belli del mondo, e parlo di bellezza estetica) è perché senza quella ricerca gli antibiotici di oggi potrebbero non funzionare più. Se Silvia Uccella fa ricerche sui linfomi diffusi a grandi cellule B, parla di tumori e combatte un male che ha toccato tutte le famiglie. Probabilmente capiremo ben poco dei discorsi di Goiovanna Tosi sulle infezioni da retrovirus, ma si tratta di una ricerca importante nella sfida lanciata a malattie gravi. E questi sono solo alcuni esempi.
Certo, non siamo a Boston. Certo, bisogna essere concreti e guardare al lato politico del tema “ricerca”. A volte, però, l’entusiasmo è necessario. Un entusiasmo urlato, forzato forse. Ma questi ricercatori “dimenticati” se lo meritano, e solo se la gente si interesserà davvero a loro, forse, avranno tutto il peso politico necessario a trasformare il sogno di una Biotech Valley realtà. Anche in un’area “periferica” di un paese “scientificamente periferico”.
Il mio nuovo libro: iPhone 3GS
Tornato da un’ennesima giornata senza interruzioni in ufficio, ad accogliermi in quel di Bolladello è stato un ormai familiare scatolone di Hoepli: sono arrivate, fresche fresche di stampa, le prime 10 copie del mio nuovo manuale, iPhone 3GS (e notare con quanto orgoglio ci metto il bold…). Un pochino più corposo del precedente, ma non troppo, iPhone 3GS mi ha fatto capire quante cose siano cambiate in un solo anno. L’innovazione corre, l’importante e non lasciarsi prendere dal fiatone mentre la inseguiamo.
Scatolone aperto in un nanosecondo, pagine sfogliate con un pizzico di incredulità, come se da un momento all’altro il libro dovesse scomparire. E invece è qui, e sarà nelle mani di tante altre persone: so che iPhone 2009, per quanto possa essere considerato un libro “semplice”, un manuale, ha semplificato la vita a molte persone. Con 3GS mi sono sentito in dovere di creare un degno erede, ho provato a migliorarmi ancora, con una cura quasi maniacale: ci tenevo e ci tengo.
Come ogni libro, anche questa è stata un’avventura, nella quale coinvolgo sempre più persone. Senza dimenticare Maurizio, Sara e Silvia di Trio, che mi hanno trascinato in questa impresa sempre più sorprendente.
Non finisce qui, in questi giorni sto curando un nuovo libro con un nuovo autore, ma non voglio svelare ancora nulla. Si tratta di una persona valida, che aggiungerà un tassello importante alla collana Hoepli dedicata a Apple, sempre più bella e seguita dalla community italiana. E non solo per le copertine superchic…

