La paura di volare

Torno ora dal museo Agusta Westland di Cascina Costa. Il tema degli elicotteri di Agusta l’ho trattato diverse volte in questi mesi, essendo passato da quelle parti anche per un lavoro video per VareseNews, registrato in occasione del loro faraonico open-day.

Parlare di un’eccellenza varesina come l’Agusta, regina degli elicotteri, è uno strano mix di orgoglio e vergogna. Perché anche se ci sono gli aerei civili, sappiamo bene tutti quanto si guadagni con quelli da guerra. Vederli volare, o vedere la cura con cui vengono realizzati, ti fa dimenticare per un istante che con quelle libellule si possono tanto salvare quanto uccidere le persone. 

Poi vai al museo, e un ex lavoratore Agusta, che mostra visibilmente gli acciacchi dell’età, ti racconta con orgoglio i bei vecchi tempi in cui lavorava per l’azienda. Quando si faceva tutto con cura e si era una grande squadra. Quando la nascita di un elicottero era per prima cosa un lavoro di gruppo. E allora pensi che per quanto tu possa vergognarti nel parlare di una società che produce per la guerra, in qualche modo non puoi ignorare l’orgoglio dei dipendenti di un’azienda italiana.

In ogni caso: del museo ho visto solo il piano sotto, il superiore (con simulatore di volo) non risulta accessibile se non con un imbarazzante attrezzo che credo sia rimasto inutilizzato da due anni. “Appena arrivano i piccioli abbiamo in programma di costruire un montacarichi”, mi racconta sottovoce un altro pensionato Agusta. Spero proprio che un’azienda ricca come questa, non abbia problemi a dare “piccioli” a questo gruppo di ex-dipendenti: sono i loro comunicatori più efficaci.

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