Non sono selvaggio

Dopo un film brutto, uno per cui ne vale la pena: Into the Wild. Una storia affascinante, immagini da brivido. Soprattutto, però, uno schiaffo all’etica di tutti noi. Il protagonista, che poi è una persona realmente esistita, e uno che ha lasciato tutto per tutto, alla ricerca di quello che conta veramente. E tu, che non lo fai, ti senti male per quello che sei.

Borghesi, contadini e anche hippie: nessuna cultura, anche quella più alternativa, sembra salvarsi da una mancanza di coerenza, dalla traccia della condivisione. Nessuna sembra lasciare spazio assoluto a quello che siamo realmente, per definizione.

Storie crude, ma interessanti. Meno crudo ma ugualmente interessante è un libro che credo acquisterò a breve. Si tratta della storia di Adam Shepard, studente americano che dopo la laurea si è messo in viaggio senza soldi e senza vestiti, senza dire di essere laureato, per vedere se riusciva a fare carriera anche così. Come dire: il sogno americano esiste ancora? Secondo Shepard sì, ma dopo aver visto Into The Wild la domanda si sposta. Il sogno americano conta veramente?

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