Siamo più bravi della RAI (gnègnè)


Giusto per dire che venerdì sera SKY si è preoccupata di trasmettere “I segreti di Brokeback Mountain” segnalandoci che sarebbe stato proposto in versione integrale. Chiaro riferimento alla figuraccia internazionale della nostra TV di stato, liquidata con un poco professionale “avevamo solo i nastri sbagliati” e presa in giro dai principali tg europei.

Tutto questo dopo aver investito una marea di soldi su Sky Tg24, proiettando gratuitamente su Internet una programmazione di 24ore dedicata ad Obama e creando uno spazio di dibattito politico-sociale anche nel pomeriggio (fascia oraria in cui imperversa l’intrattenimento spiccio). Presentato, tra l’altro, da una rinata Saluzzi licenziata dalla gestione Del Noce. E poi, per non farsi mancare nulla, strappando un nazionalpopolaremacondignità Fiorello a Rai e creando uno spot per dirci che in un anno SKY ha raddoppiato i suoi investimenti nel cinema italiano. Come dire: cosa abbiamo di meno di una tv pubblica?

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Fossero tutti così sarei disoccupato

Uno scatolotto plasticoso, delle dimensioni di un pacchetto di sigarette, con solo due rotelline. Una per il volume, ed una per scegliere tra nove diversi loop musicali rilassanti, che facilitano la meditazione. La Buddha Machine è considerata l’anti-iPod per eccellenza, perché non ha infinite funzioni: quando la accendi sei già rassicurato dalla consapevolezza di utilizzarla in tutte le sue potenzialità.

Ha tutte le caratteristiche necessarie per essere definita gadget: è disponibile in diversi colori e soprattutto è obiettivamente inutile. Venduta già in più di 50.000 di copie è considerata oggetto cool da più di due anni. Come ho fatto a venirne a conoscenza solo oggi e, per giunta, scovandone il simulatore ufficiale per iPhone? Deve essere mia, subito.
P.S. Per dovere di cronaca, Brian Eno ne ha comprate otto, accendendole contemporaneamente per creare atmosfere personalizzate…

I DRM (per la musica) sono un ricordo

L’annuncio più interessante dell’ultimo keynote di Apple è stato messo in coda, come Steve ha insegnato. Dopo aver convinto EMI, più di un anno fa, l’azienda di Cupertino ha persuaso le altre tre etichette musicali (le più importanti) ad abbandonare i DRM. Da oggi la musica acquistata legalmente su Internet potrà essere masterizzata un numero infinito di volte, ascoltata sui dispositivi di qualunque marca e persino modificata o convertita nei nostri formati preferiti. Insomma: “Quel che è mio è mio, e posso farci quel che voglio io”.

Così facendo iTunes Plus diventa il nuovo standard di iTunes Store, ed essendo iTunes Store il negozio più utilizzato per l’acquisto di musica legale, possiamo dire che la vecchia strategia dei DRM è definitivamente morta. Per la musica almeno. Cade così un argomento chiave tra quelli sfruttati dai sostenitori del download di musica su reti P2P. Non era poi così difficile arrivarci. Speriamo si aggiorni anche Maroni, prima che esca fuori con altre ideone.
Per celebrare la morte dei lucchetti digitali, che poi andrà comunque tutta a favore delle etichette, Apple ovviamente ha dovuto mandar giù veleno. Così dopo sei anni cambia anche il sistema dei prezzi fissi su iTunes. Ora i brani non costano tutti 0.99$ ma possono costare 69 centesimi, 99 centesimi e 1.29 €—con molte più canzoni al prezzo di 69 centesimi invece di 1,29 €.
Altra novità: ora si può acquistare musica, allo stesso prezzo, anche su rete cellulare. Così facendo Apple si metterà chiaramente contro i music store dei suoi partner telefonici. Tempi duri per i ben poco competivi store musicali di Vodafone e Tim.

Oh wait, sorry, Steve did die

Anche quest’anno MacRumors sta seguendo, come ogni anno, il keynote di Apple in live blogging. In poche parole loro sono presenti in sala durante la presentazione dei prodotti, facendo un resoconto in diretta minuto per minuto. Quest’anno qualcosa sta andando storto: qualcuno (un ex blogger?) deve essersi inserito nel feed, aggiungendo in diretta notizie false. Cattivo gusto, alla notizia “Steve Jobs died” m’è venuto un colpo.

P.S. Dopo pochi secondi il sito ha chiuso la diretta nella pagina dinamica, passando ad un irragiungibile pagina in vecchio html. Vita difficile per tutti i siti di rumor locali, MacRumor era la fonte più puntuale e affidabile. Rimane l’alternativa Engadget.

E le puffragole?

Anche quest’anno non poteva mancare la calza della Befana :-). Per il 2008 deve aver dimostrato una sottile ironia, portandomi Puffo Lavoratore (si chiama così?).
Contenuto:

– Gommose dei puffi
– Leccalecca azzurri
– Soldi di cioccolato

E, in fondo in fondo, il carbone di zucchero. Perché alla base siamo tutti leggermente crudeli. Infatti l’ho messo subito nella calza di mia sorella che stava ancora dormendo.

Parlando di Befana, ieri mentre vedevo il trailer su Rai1 di Cara Befana.it stavo sperando con tutte le mie forze che non fosse quel che sembrava. E invece sì, era una storia della Befana ambientata nel 2008. E poi dicono che su Sky ci vuole l’IVA, io come mi dovrei salvare da certe cose?

Il passo silenzioso di Valentina

Ci sono dei volti sanremesi che passano, ottengono ottime recensioni dalla critica ma, per motivi spesso troppo prevedibili, non riescono ad emergere. Valentina mi aveva colpito dallo schermo: subito dopo Sanremo mi affrettai nella ricerca del suo disco, già allora difficile da trovare. Un lavoro che seppur breve era una dimostrazione di capacità musicali e interpretative di grande valore. A quel Sanremo Giovani arrivò seconda, battuta per pochissimi punti dalla più popolare Anna Tatangelo. Nonostante un video fortunato, in molti sono stati costretti a perdere le sue tracce.

I cattivi consigli, le continue promesse di ritorno a Sanremo (come se fosse necessario), ma Baudo l’ha bocciata più volte alle selezioni. Tutto questo mentre uno stuolo di fan senza paragoni, per una cantante che godeva più dei favori della critica che dei media, la sosteneva con affetto. Negli ultimi mesi sembrava fosse davvero pronto un ritorno, un almeno piccolo riscatto. A novembre 2008 aveva annunciato di essere al lavoro su un nuovo album.

Valentina invece è morta questa notte, a soli 28 anni, per un incidente stradale. Il refrain del suo primo brano recitava: “La tua voce mai più”.

iPhone vs Kindle: una sfida poco convinta

Un paio di giorni fa Luca De Biase ha segnalato sul suo blog un post di Joe Wikert, che sostanzialmente indicava in iPhone una minaccia al Kindle. Il Kindle è quel dispositivo di Amazon pensato per la lettura di libri digitali: sta riscuotendo un grande successo, anche se al momento viene venduto solo negli Stati Uniti.

Sicuramente iPhone ha dimostrato, in modo del tutto passivo e poco convinto, delle forti potenzialità come dispositivo per la lettura di eBook. Non bisogna però dimenticare tre limiti fondamentali, che rischiano di tenere la minaccia lontana ancora per diverso tempo:

Lo schermo. Per quanto il display di iPhone sia generoso e a buona definizione, non è pensato per la lettura. Il Kindle può essere orgoglioso del suo display in carta elettronica, pensato per non riflettere la luce e riposare la vista.
L’assenza di un approccio unitario. Mi spiego: è vero che nella sezione e-Book di App Store stanno spuntando diversi libri. Questo però significa dover acquistare una diversa applicazione per ogni libro. In più, visto che i produttori di tali applicazioni sono diversi, ogni libro propone modalità di lettura ed interazione differenti. Il risultato è un’accozzaglia di centinaia di libri (molti dei quali di bassa qualità) indistinguibili per genere. Per ogni libro dovremo aspettarci modalità d’uso differenti, non sempre efficaci.
Per un approccio unitario efficace, Apple dovrebbe muoversi in prima persona. Applicazioni per iPhone come Stanza sono ottime, e dimostrano che i limiti del display possono essere parzialmente superati. Ma solo un’applicazione pensata da Apple, per l’acquisto e la lettura di eBook da un unico luogo, avrebbe la credibilità necessaria ad attirare velocemente i cataloghi dei grandi editori. Puzzerà di monopolio ma è così: iTunes Music Store ha funzionato perché è stato creato dalla stessa azienda che creò iPod. App Store sta funzionando perché è stato creato dalla stessa azienda che ha creato iPhone. In parole più semplici: Apple in passato ci ha fatto conoscere bene i vantaggi dell’integrazione tra hardware e software in un unico produttore. Ora invece stiamo imparando a conoscere i vantaggi dell’integrazione tra hardware, software e servizi.

Questo significa che non vedremo mai un approccio convinto di Apple al mercato eBook? Effettivamente Steve Jobs ha dichiarato più volte uno scarso interesse, ricordando che negli Stati Uniti leggono in pochi, quindi il mercato rischia di essere troppo piccolo per Apple. In realtà i rumor riguardanti contatti diretti con le case editrici si inseguono ormai da anni e Jobs è celebre per la capacità di rimangiarsi la parola (Intel e lo stesso iPhone sono scelte delle quali a suo tempo aveva spergiurato l’impossibilità). Se al MacWorld verrà davvero presentato un iPod Touch con uno schermo più ampio, come si dice, allora sembrerà davvero un dispositivo perfetto per gli eBook. Ma se a questo dispositivo Apple non affiancherà un approccio ragionato al libro digitale, allora Amazon potrà dormire sonni più tranquilli.

[Foto di John Pastor]

Sesso elfico

MenStyle non ha resistito alla tentazione ed ha ripreso un pezzo su WhoreLore, la serie tv porno ispirata al videogioco World of Warcraft. Ovviamente non mancano la parola “saga” nel titolo e la galleria fotografica d’ordinanza. Io capisco tutto, ma pensare che qualcuno sia attratto da scene di sesso tra orchesse e folletti mi inquieta. E poi, le orecchie a punta, insomma vogliamo parlarne?