Sanremo: Arisa val pure un Marco Carta

Come ho già scritto commentando l’immancabile articolo di Stefania, in fondo ci è andata bene. Se dovevamo proprio scegliere tra quel viscido di Povia e il buttafuori di Gigi D’Alessio, allora Marco Carta era il male minore. Speriamo migliori con il tempo, non lo conoscevo ai tempi di Amici ma non mi pare soggetto portato a montarsi la testa. Magari avrà occasione di migliorarsi, prima cantava pure peggio.

E poi, da un Sanremo che mi ha dato Arisa non potevo chiedere di più: ci è andata di lusso. Qualcuno mi insulterà ma mi ricorda molto Valeria Rossi. No, non quella della fase sole-cuore-amore, ma quella del secondo cd che nessuno, per snobberia, considerò di striscio. E che invece era d’ottima fattura. Ecco, Arisa per farcela deve sopravvivere all’effetto tormentone, che è dietro l’angolo. Ma c’è variabilità e potenziale: ascoltando l’album mi son fatto questa idea.

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