La ricerca scientifica… periferica

In questi giorni ho avuto poco tempo per aggiornare il blog. A dire il vero ho avuto poco tempo anche per altre cose gradevoli, ma capita. Per non lasciarvi a bocca asciutta, vi segnalo un articolo che ho scritto per VareseNews, dopo aver seguito una conferenza dell’università locale, l’Insubria, sulle biotecnologie.

A questa conferenza una giovane ricercatrice è stata premiata per una ricerca sulla schizofrenia, che potrebbe dimostrarne dei fattori scatenanti. La ricercatrice si chiama Silvia Sacchi, e se tutto andrà come previsto, entro questa settimana avrò il piacere di parlare con lei.

Proprio qualche giorno prima, avevo consigliato ad una collega di intitolare un suo pezzo “L’Insubria diventa la Biotech Valley”. Il titolo era volutamente eccessivo, e non a caso ha suscitato qualche ironia da parte dei colleghi. Certo, non prendiamoci in giro: l’Italia non punta sulla ricerca come fanno altri paesi. Tuttavia convegni come quello che ho seguito, mi fanno venire voglia di crederci. Perché oltre a Silvia Sacchi, a Varese, c’erano tanti altri ricercatori felici di raccontare le loro ricerche.

Magari sono impacciati in pubblico, non tutti hanno il dono della capacità divulgativa. Spesso si ritrovano a lavorare con attrezzature non all’avanguardia, immagino per stipendi al limite della precarietà (in alcuni casi). Le loro ricerche in genere non risultano accattivanti, non le leggeremo sul Corriere o su Repubblica. Ma se una certa Flavia Marinelli sta dedicando la vita agli actinomiceti (che considera i microorganismi più belli del mondo, e parlo di bellezza estetica) è perché senza quella ricerca gli antibiotici di oggi potrebbero non funzionare più. Se Silvia Uccella fa ricerche sui linfomi diffusi a grandi cellule B, parla di tumori e combatte un male che ha toccato tutte le famiglie. Probabilmente capiremo ben poco dei discorsi di Goiovanna Tosi sulle infezioni da retrovirus, ma si tratta di una ricerca importante nella sfida lanciata a malattie gravi. E questi sono solo alcuni esempi.

Certo, non siamo a Boston. Certo, bisogna essere concreti e guardare al lato politico del tema “ricerca”. A volte, però, l’entusiasmo è necessario. Un entusiasmo urlato, forzato forse. Ma questi ricercatori “dimenticati” se lo meritano, e solo se la gente si interesserà davvero a loro, forse, avranno tutto il peso politico necessario a trasformare il sogno di una Biotech Valley realtà. Anche in un’area “periferica” di un paese “scientificamente periferico”.

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