Foursquare e il valore del gioco

Oggi ho passato un pomeriggio milanese in occasione della Social Media Week, evento dal grande potenziale che mi pento di aver vissuto solo per un piccolo frangente. In ogni caso a Palazzo Castiglioni c’era un incontro con Naveen Selvadurai, co-fondatore di Foursquare, e non potevo perdermelo (se non altro per ottenere il badge swarm…). Per chi non lo sapesse, Foursquare è il social network più caldo del momento, perché sta aprendo il fronte della geolocalizzazione. Si usa da telefonini dotati di GPS, come iPhone o Android: con Forsquare possiamo dire ai nostri amici dove ci troviamo in un preciso momento, condividendo con la community tanti consigli in base a locali, eventi, o manifestazioni.

Quando si incontrano personaggi come Naveen uno si aspetterebbe consigli ruspanti da uno che ci ha visto giusto, illuminazioni folgoranti. In realtà Naveen è un ragazzo vagamente timido, eppure tra una battutina e l’altra rivelava un’idea ben precisa sul futuro del web e sulla cultura dei social network. Accanto a lui c’era anche una rappresentante del consolato americano In italia (che, per inciso, ha persino una pagina Facebook), che a sorpresa credo sia stata uno dei relatori più interessanti del pomeriggio. Non farò un report completo, ma ecco qualche appunto che mi sono preso a fine incontro. In concetti “valoriali” più interessanti, dal mio punto di vista, sono stati tre:

1 – Il gioco è un valore fondante della Rete
Molti utenti Foursquare, fanno continuamente check-in (cioè accendono il cellulare per condividere la loro localizzazione) solo per avere i badge. I badge sono delle spillette virtuali. Chi esce più spesso alla sera, ha un badge speciale. Chi mangia più pizza ne ha un altro. Chi si allontana di più dalla città ne ha un altro ancora. In sostanza il badge non serve a niente, se non a giocare con i tuoi amici per far vedere quanto… sei più bravo e sociale di loro in questo gioco. Sembra un’inezia, una roba da smanettoni, ma questo meccanismo del gioco è stato il motore vincente di Foursquare. Perché il gioco è prima di tutto una sfida, e sfidare significa valorizzare il proprio ego. E non servono a questo i social network? Servono a dare informazioni su noi stessi e su quello che ci piace, mettendo in mostra il nostro essere. Servono a relazionarsi con gli altri, e la sfida giocosa è la forma primitiva della relazione. Giocare per vincere non è una forma di egocentrismo, è un concetto ben diverso. È divertimento per i risultati che abbiamo conseguito, è manifestazione di una forma di soddisfazione per quello che stiamo facendo.

Se il gioco è una sfida per migliorare noi stessi, allora è uno dei principi fondanti della socialità tout court, non solo dei social network su Internet. Ma dato che Internet vive di socialità, non può fare a meno del gioco per creare meccanismi virtuosi. E non è un vezzo da bambini: perché il gioco è uno spirito eterno, è lo spirito della sfida. E proprio grazie al gioco, gli utenti di Foursquare stanno creando un servizio utile, creando un vasto database di informazioni e valorizzando iniziative di ogni tipo, da quelle dei brand internazionali a quelle di associazioni no profit.

Pensiamo a una città che voglia raccogliere dai cittadini segnalazioni su buche trovate in strada, atti vandalici e altre problematiche urbane. Il servizio sarebbe utile, ma perché un cittadino dovrebbe prendersi la briga di usare il GPS del cellulare e perdere tempo per segnalare una buca? Il senso civico, spesso, non basta. Allora premiamo chi farà più segnalazioni, diamogli un gagliardetto come “miglior segnalatore di buche”: in quel momento si scatenerà la competizione, l’utente potrà far sapere al mondo di essere il miglior segnalatore di buche. Il gioco è il meccanismo alla base del coinvolgimento, a tutte le età. Io credo che per creare qualcosa di vincente, in futuro, dovremo essere meno schizzinosi sul concetto di gioco, ed elevarlo a quello che è veramente: il motore alla base della società… E attraverso il gioco e al divertimento la società, da sempre, crea lavoro gratuito (pensiamo al sostegno delle comunità locali all’epoca della civiltà agricola, o al ruolo degli oratori…).

2 – Anche Internet ha bisogno di tempo, e fiducia
Foursquare, in realtà, non ha ancora un business plan preciso. Il suo obiettivo, oggi, è solo quello di crescere e migliorarsi. Vuole capire come essere davvero utile per i suoi utenti. Poi, in base a questo, delineerà delle strategie commerciali. Come dire: prima ingrassiamo l’animale, poi vediamo come tirarne fuori la ciccia. È un atteggiamento comune a molte start-up americane. La vera differenza tra le imprese americane e quelle italiane, è che in america c’è chi ha davvero fiducia in Internet, e devolve anche enormi finanziamenti a delle “buone idee”, lasciando lo spazio di crescere gradualmente. Perché su Internet si cresce a tentativi, interpretando i feedback degli utenti. In Italia, se non guadagni subito oggi, chiuderai domani. Perché in realtà, alla base, c’è una strisciante sfiducia nei confronti di Internet, oltre a un’etica che punisce il fallimento a discapito dell’iniziativa. Per quanto le aziende italiane si riempiano la bocca, hanno sempre una fiducia zoppa nei confronti di Internet, e vogliono immediatamente una rassicurazione economica. Ma come posso tirar fuori il meglio da un prodotto “sociale”, se la comunità non mi ha aiutato a definirne i particolari? Di geolocalizzazione si parla da dieci anni, ma solo ora sta emergendo, perché ora l’interesse non scaturisce dalle aziende, ma dalle persone.

3 – Non virtuale, “solo” digitale
Il concetto di virtuale, parlando di comunità Internet, non ha più senso. Con Foursquare, per fare check-in, devi essere presente davvero sul luogo. E mentre fai check-in vedi, in carne e ossa, le altre persone che l’hanno fatto. La geolocalizzazione sta chiudendo il cerchio del web, trasformando definitivamente il virtuale in reale. È sempre stato così, ma questo social network l’ha reso ancor più evidente. Non parliamo più di virtuale, quando parliamo di Internet, limitiamoci a dire “digitale” (che, comunque, non è poco).

Il tema del dibattito era “La geolocalizzazione è il futuro?”. Credo che la risposta sia scontata, ormai è certo. La domanda ora è: “Come sarà questo futuro?”. Nella prospettiva di Foursquare la risposta sembra semplice: divertente, sociale e digitale.

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4 commenti su “Foursquare e il valore del gioco

  1. Non conoscevo Foursquare, che finora avevo incrociato solo tramite i post su Facebook. Ciò che mi ha colpito di più del post è la riflessione che riporti sul tema del gioco come “motore della società”, sarebbe utile riconoscerne finalmente le potenzialità creative ad ogni livello (dal sociale al business).

    Fabi

  2. Hai ragione Fabi, credo che in Italia ci sia anche un problema linguistico, in altre culture il verbo “to play” ha un’accezione decisamente più ampia. Qui, purtroppo, sembrano tutti troppo accademici per esser presi sul serio…

  3. Complimenti per l’ottimo blog, sul quale sono finito per caso; ho letto molti articoli e devo dire che sono scritti benissimo e le analisi sono sempre puntuali e mai superficiali (in particolare quella sull’ipad fatta solo a due giorni dalla presentazione, ed assolutamente corretta).
    Seguirò con piacere gli aggiornamenti.
    Infine trovo interessantissimo il discorso su 4square, soprattutto sul cerchio virtuale/reale, e sul “gioco”.

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