Hai messo un cartoon su Facebook? Ora fai qualcosa di utile

Avete visto quelle lucine che imperversano sulle facciate di centri commerciali, negozietti e mercatini? Fatevene una ragione, sta arrivando quella festa che inizia per “Nat” e finisce per “ale”. Arriva, inesorabile, anche se non ve la sentite proprio di sopportare degli obesi vestiti di rosso che suonano le campane agli angoli della strada. Anche se il portafogli è l’unica parte della vostra persona ad essere riuscita a mettersi seriamente a dieta.

In ogni caso, ogni anno, mi piace segnalare qualche mini-idea regalo a scopo solidale, che spesso sono davvero carine oltre che utili. Le candele azzurre del Telefono Azzuro le prendo praticamente tutti gli anni, perché hanno un profumo di talco buonissimo e non ne trovo di uguali in giro. Poi le confezionano bene, risolvendo anche il problema del pacchetto che assilla qualunque maschio (e non solo) tra il 20 e il 25 dicembre.

Conosco di persona la fatica che devono sopportare i telefonisti di Telefono Azzurro, perché mia sorella l’ha fatto per diversi anni. Vi assicuro che si fanno un mazzo non indifferente, per una paga (ovviamente) da fame. Ma è anche vero che fanno davvero tanto, migliaia di bambini in Italia vivono situazioni di disagio, sfruttamento, abuso. I loro diritti sono violati e calpestati. Da sempre Telefono Azzurro ascolta ed è vicino ai bambini. Vi sembrerà impossibile, ma questa realtà è sempre sull’orlo dell’insostenibilità economica, con il rischio di scomparire.

Le candele vengono distribuite nelle principali piazze italiane in occasione della Giornata del Bambino. Quella giornata per cui molti di voi hanno messo una faccia da cartone animato su Facebook, con il pretesto del messaggio sociale. È stato molto divertente, ma spero almeno che una minima parte di quelli che hanno messo quella faccina, ora sappia fare anche qualcosa di vagamente più pratico per la causa.

Per sapere dove trovare le candele fate clic qui.

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Non siamo tutti Paola Caruso

Sarà impopolare, ma sulla questione Paola Caruso la penso più o meno come Matteo Bordone.

Diciamo le cose con ordine, per non fare confusione.

Ieri Paola Caruso ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il Corriere, che la mantiene in posizione precaria da oltre sette anni e che ha congelato ogni assunzione a causa dei “tempi di crisi”. Paola è al Corriere da molti anni e, per questo, si aspettava un contratto Articolo 2, quello a cui in fondo aspirano i “veri giornalisti”. Si è arrabbiata perché ha visto passare, davanti a lei, qualcuno di più giovane e forse raccomandato. Si è arrabbiata perché le hanno detto che, in realtà, non verrà mai assunta.

Ora, per quanto si possa essere vicini a Paola in questo momento di delusione… non si può fare molto di più. Paola lavora per un’azienda privata e nessuno di noi conosce con certezza la qualità del suo lavoro. Non si dovrebbe essere assunti per anzianità, ma per merito, quindi nessuno di noi può sostenere una sua assunzione, perché quello è un affare di RCS.

Certo però, e questo forse Bordone non lo sottolinea abbastanza, Paola lavora in condizioni precarie da sette anni perché ha una speranza. Perché nel mestiere del giornalista, purtroppo, è così: lavori per anni nella speranza di avere la tua occasione e ottenere qualcosa di più valido. Il Corriere, dalla sua, ha la possibilità di mantenere lei e tanti altri sul filo di questa speranza: ma questa possibilità viene concessa a un livello più alto. Se Paola deve arrabbiarsi non deve farlo con il Corriere, ma con un sistema che consente di rinnovarla come precaria all’infinito, attraverso un impianto di leggi “flessibili” e di una casta che ha delineato un mestiere con vere e proprie liturgie, che hanno le sembianze di un ricatto.

Forse Paola, in questo momento di sconforto, sta puntando il mirino sull’obiettivo sbagliato. Esserle vicini in modo acritico non servirà, come lei dice, ad accendere i riflettori su un problema più ampio. Ma accenderà i riflettori solo sul suo problema, solo su un’assunzione per la quale nessun blogger ha diritto e dovere di garantire.