Non siamo tutti Paola Caruso

Sarà impopolare, ma sulla questione Paola Caruso la penso più o meno come Matteo Bordone.

Diciamo le cose con ordine, per non fare confusione.

Ieri Paola Caruso ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il Corriere, che la mantiene in posizione precaria da oltre sette anni e che ha congelato ogni assunzione a causa dei “tempi di crisi”. Paola è al Corriere da molti anni e, per questo, si aspettava un contratto Articolo 2, quello a cui in fondo aspirano i “veri giornalisti”. Si è arrabbiata perché ha visto passare, davanti a lei, qualcuno di più giovane e forse raccomandato. Si è arrabbiata perché le hanno detto che, in realtà, non verrà mai assunta.

Ora, per quanto si possa essere vicini a Paola in questo momento di delusione… non si può fare molto di più. Paola lavora per un’azienda privata e nessuno di noi conosce con certezza la qualità del suo lavoro. Non si dovrebbe essere assunti per anzianità, ma per merito, quindi nessuno di noi può sostenere una sua assunzione, perché quello è un affare di RCS.

Certo però, e questo forse Bordone non lo sottolinea abbastanza, Paola lavora in condizioni precarie da sette anni perché ha una speranza. Perché nel mestiere del giornalista, purtroppo, è così: lavori per anni nella speranza di avere la tua occasione e ottenere qualcosa di più valido. Il Corriere, dalla sua, ha la possibilità di mantenere lei e tanti altri sul filo di questa speranza: ma questa possibilità viene concessa a un livello più alto. Se Paola deve arrabbiarsi non deve farlo con il Corriere, ma con un sistema che consente di rinnovarla come precaria all’infinito, attraverso un impianto di leggi “flessibili” e di una casta che ha delineato un mestiere con vere e proprie liturgie, che hanno le sembianze di un ricatto.

Forse Paola, in questo momento di sconforto, sta puntando il mirino sull’obiettivo sbagliato. Esserle vicini in modo acritico non servirà, come lei dice, ad accendere i riflettori su un problema più ampio. Ma accenderà i riflettori solo sul suo problema, solo su un’assunzione per la quale nessun blogger ha diritto e dovere di garantire.

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