WhatsApp e il complottismo

Leggo questo paragrafo di un articolo di Repubblica sulla rimozione di WhatsApp da App Store e, ancora una volta, rabbrividisco per le illazioni gratuite.

D’altra parte, non è la prima volta che Apple blocca la distribuzione di un’applicazione per motivi – a sua detta –  di sicurezza. Anche se in questo caso rimane il dubbio che si tratti dell’ennesimo eccesso di zelo che va a colpire chi, come Whatsapp, garantisce un servizio gratuito (scambio di messaggi fra cellulari senza costi aggiuntivi), concorrenziale a quello di tanti operatori telefonici  come i classici sms, a pagamento.

Presumo che il giornalista autore di questo articolo non ne sappia nulla di iMessage, un sistema sviluppato da Apple che fa proprio la stessa cosa di Whatsapp e sul quale, evidentemente, gli operatori non hanno avuto molto da dire. Aggiungo anche che se questa falla fosse stata imputabile a un servizio Apple il tenore degli articoli sarebbe stato ben diverso, ma sempre a carico di Apple. E per chiudere: WhatsApp è tornata sullo store con un’approvazione in tempi record segno che sì, si voleva solo far sistemare una falla di sicurezza che poteva ledere la privacy degli utenti. Un conto è fare i fanboy, un conto è dire ma non dire con eccessiva leggerezza.

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