Infografica: gli oroscopi sono… prevedibili

C’è chi ci crede davvero, chi li odia e chi li legge per gioco. Io, ad esempio, li leggo per gioco e ormai ho i miei tre oroscopi preferiti. Qualcuno, però, si è preso la briga di dimostrare la prevedibilità delle previsioni.

Quegli smanettoni di “Information is Beautiful” hanno scaricato 22.000 oroscopi da Yahoo!. Poi hanno analizzato i termini più diffusi, ed hanno ottenuto questa infografica.

Ne è emerso che per ogni segno esistono termini ricorrenti, spesso legati ai luoghi comuni sullo zodiaco. Parole come “certezza”, “sentimento”, “migliore” ed “energia” sono troppo generiche per mancare da un vero oroscopo.

E per chi non avesse tempo da perdere, è stato generato anche un metaoroscopo: un oroscopo valido per tutto l’anno, e per tutti i segni, con le espressioni più diffuse tra i 22.000 oroscopi analizzati. Eccolo:

Sei pronto? Ne sei sicuro? Qualunque sia la situazione, o il segreto, goditeli. Sentiti autorizzato a prendere in considerazione le occasioni. Non aspettarti altro. Continua ad amare. La famiglia e gli amici contano. Il mondo è vita, divertimento, energia. Può essere dura. O semplice. L’importante è non esagerare. Aiuta gli altri e parla con loro. Cambia idea sulle cose, e tutto migliorerà.

Che dire, mi sa che ci prende.

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Ufficio collocamento ricercatori

Quando mi piace parlare dei ricercatori? Tanto. Per prima cosa perché sono maniacalmente attratto dalla figura del ricercatore: la sua vita, la sua missione, il suo quotidiano mi affascinano. E poi perché, come sappiamo, in Italia purtroppo quello della ricerca è un tema sociale: poco considerati e senza reali possibilità di impiego, i ricercatori sono quasi una categoria “protetta”.

Per chi sogna di fare il ricercatore, oggi ho pubblicato un pezzo sulle selezioni al Centro di Ricerca di Ispra. Centro europeo, una delle poche occasioni di essere retribuiti come si meriterebbe, per i ricercatori. E poi lo sapete, il CCR è un ambiente pazzesco, proprio per la sua natura internazionale: una piccola Babele della scienza che sembra catapultarti nel futuro. Segnalo poi che anche a Gerenzano potrebbe saltar fuori qualcosa di buono, dato che si spinge molto sullo sviluppo degli antibiotici.

Ovviamente, è solo una goccia nel mare. Un mare in cui è difficile galleggiare, del quale VareseNews ha parlato trasmettendo la diretta della notte dei ricercatori. Per quel che possiamo fare, noi comunicatori, non possiamo che dirigere i nostri piccoli riflettori su queste esigenze. Sperando, un giorno, di vivere davvero nella meritocrazia.

A tutti gli aspiranti ricercatori che conosco… in bocca al lupo, e non demordete!

La ricerca scientifica… periferica

In questi giorni ho avuto poco tempo per aggiornare il blog. A dire il vero ho avuto poco tempo anche per altre cose gradevoli, ma capita. Per non lasciarvi a bocca asciutta, vi segnalo un articolo che ho scritto per VareseNews, dopo aver seguito una conferenza dell’università locale, l’Insubria, sulle biotecnologie.

A questa conferenza una giovane ricercatrice è stata premiata per una ricerca sulla schizofrenia, che potrebbe dimostrarne dei fattori scatenanti. La ricercatrice si chiama Silvia Sacchi, e se tutto andrà come previsto, entro questa settimana avrò il piacere di parlare con lei.

Proprio qualche giorno prima, avevo consigliato ad una collega di intitolare un suo pezzo “L’Insubria diventa la Biotech Valley”. Il titolo era volutamente eccessivo, e non a caso ha suscitato qualche ironia da parte dei colleghi. Certo, non prendiamoci in giro: l’Italia non punta sulla ricerca come fanno altri paesi. Tuttavia convegni come quello che ho seguito, mi fanno venire voglia di crederci. Perché oltre a Silvia Sacchi, a Varese, c’erano tanti altri ricercatori felici di raccontare le loro ricerche.

Magari sono impacciati in pubblico, non tutti hanno il dono della capacità divulgativa. Spesso si ritrovano a lavorare con attrezzature non all’avanguardia, immagino per stipendi al limite della precarietà (in alcuni casi). Le loro ricerche in genere non risultano accattivanti, non le leggeremo sul Corriere o su Repubblica. Ma se una certa Flavia Marinelli sta dedicando la vita agli actinomiceti (che considera i microorganismi più belli del mondo, e parlo di bellezza estetica) è perché senza quella ricerca gli antibiotici di oggi potrebbero non funzionare più. Se Silvia Uccella fa ricerche sui linfomi diffusi a grandi cellule B, parla di tumori e combatte un male che ha toccato tutte le famiglie. Probabilmente capiremo ben poco dei discorsi di Goiovanna Tosi sulle infezioni da retrovirus, ma si tratta di una ricerca importante nella sfida lanciata a malattie gravi. E questi sono solo alcuni esempi.

Certo, non siamo a Boston. Certo, bisogna essere concreti e guardare al lato politico del tema “ricerca”. A volte, però, l’entusiasmo è necessario. Un entusiasmo urlato, forzato forse. Ma questi ricercatori “dimenticati” se lo meritano, e solo se la gente si interesserà davvero a loro, forse, avranno tutto il peso politico necessario a trasformare il sogno di una Biotech Valley realtà. Anche in un’area “periferica” di un paese “scientificamente periferico”.

Sarò all’open day del JRC


Sabato prossimo, precisamente il 16 maggio, sarò al JRC di Ispra per l’Open Day celebrativo di cinquant’anni d’attività. Sono stato al Centro Comune di Ricerca solo una volta, per l’intervista a Janez Potocnik. Un ambiente straordinario, con ricercatori da ogni parte del mondo, in un contesto che sa davvero di Europa, di organizzazione e di modernità.

Gli open day sono giornate divertenti, in cui si gioca con la scienza. Sperando che qualcuno, colto da ispirazione, decida di iscriversi ad una delle boccheggianti facoltà scientifiche italiane. Gli iscritti hanno già superato quota diecimila, se siete interessati sbrigatevi perché chiuderanno raggiunti i dodicimila.