SL: American Dream 2.0

Quasi dimenticavo, poi alla fine ieri ci sono stato alla presentazione di “Second Life”, il libro di Mario Gerosa. Per problemi tecnici non si è navigato troppo in SL, e lui si è mantenuto più sul lato descrittivo che su quello di approfondimento (cosa più interessante, che sul suo libro fortunatamente si trova). In ogni caso mi è piaciuto vedere tutta la curiosità del pubblico, realmente interessato al lato creativo e sociale di SL. Ecco qui la mia piccola relazione sull’incontro, forse anche troppo ispirata, per VareseNews:

Second Life, e Internet si fece carne

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Miti satellitari: Jamie Oliver

Non so se avete mai visto Gambero Rosso Channel. Io ogni tanto, ci carrello su Sky. Non so perché, dato che non cucino e non mi è mai capitato di mettere in pratica una ricetta televisiva. Forse vedere qualcuno che cucina fa leva sull’istinto familiare, qualcosa di reconditamente materno, non so.

In ogni caso, da qualche mese seguo su Gambero Rosso Channel il mio nuovo mito personale. Si chiama Jamie Oliver ed è un cuoco della BBC credo. La cosa fantastica è vedere come cucina: è veramente fisico, tratta gli ingredienti quasi con violenza, è grossolano con stile. Ed è anche simpatico, oltre che strano. Aggiungiamo il fatto che è giovane ed ha un look più da rockstar che da cuoco. Non c’è che dire, mi ipnotizza solo come lo chef Tony della Miracle Blade III serie perfetta ha saputo fare.

Scopro ora che in patria lotta per dei menu delle mense scolastiche più sani. E questo me lo rende ancor più simpatico. Cercatelo in giro, come ha notato anche Mr. Diego di Tvblog, questo è un personaggio decisamente curioso.

Ho fatto rentring

Scopro oggi su un Vanity Fair di qualche mese fa (a me, spesso, li passano di riciclo) che ora a Parigi va di moda il rentring. Chevvvordì? Significa tornare a casa presto quando si esce con gli amici, ma solo per continuare a intrattenersi con loro fino a tarda sera, nel proprio salotto o nello studio. Così si può ascoltare insieme l’ultimo cd scaricato da internet, bere qualcosa, sfogliare qualche libro, fare zapping in compagnia e parlare del più e del meno.

Io mica sapevo che si chiamava così, ma allora è una vita che faccio rentring. Ora fotocopio questa pagina del Vanity e la sbatto in faccia d’ufficio a chiunque mi darà del pantofolaio.

di Simone Gambirasio Inviato su regular

Parlami d’ammmore. E di date non si parla?

Diciamo che la nuova canzone dei Negramaro non mi è malvagia, e che no, non sono ancora caduti in una banalità estrema (cosa che prima o poi accadrà, temo). Però… continuo ad ascoltarla, mi piace, la scintilla è lì lì per scoccare. Ma non è scoccata. Forse è colpa del testo, non so, perché le variazioni mi sembrano intelligenti. Non sono l’unico a pensarla così.

Magari sarà l’album a coinvolgermi di più, lo spero. Esce a giugno, per la cronaca. Nel frattempo nelle prime date del nuovo tour appare di tutto e di più, escluse Milano e Varese. Vi odio, quasiquasi mi viene voglia di non farmi piacere l’album per evitare l’ennesima delusione per non aver ancora visto un vostro concerto.

A parte gli scherzi, i cd precedenti li ho consumati, quindi hanno un tot di mia fiducia musicale da giocarsi. Ma non esageriamo, please, anche perché mi becco già dell’adolescente shampista per “colpa” loro…

La mia Second Life

Per motivi di lavoro, ma anche per grande curiosità, questo sabato sarò alla fiera del libro di Varese, Amor di Libro, per assistere alla presentazione del libro di Mario Gerosa, Second Life.

Il mio rapporto con SL è stato strano: appena l’ho visto ho capito da subito il suo eccessivo potenziale di dipendenza, ed essendo noto che io sono un tipo che è stato in grado di annullare la sua vita sociale per l’innocuo The Sims o addirittura per i Neopets, l’ho evitato come il fuoco.

Poi un giorno mi chiesero di cercare varesini in SL, per un articolo, ed ho creato un personaggio con l’intenzione di “suicidarlo” una volta finito il lavoro. Dopo un paio di settimane, pur rimanendo affascinato, mi sono rifiutato incosciamente di continuare. Ero sinceramente timoroso di venirne assorbito.

Ovviamente io sono uno stordito e non faccio testo. Ma il potenziale di SL è facilmente intuibile, anche perché i rapporti che ci costruisci è banale definirli virtuali. In fondo in SL parli e lavori con persone reali, che usano solo un corpo differente. Prima o poi devo trovare una spiegazione inconscia alla scelta che feci per il mio lavoro: da giornalista (per giunta disabile) in Second Life mi ero trasformato in un ballerino mezzo biotto. Da ricovero :).

A parte gli scherzi, domani cercherò il libro per prepararmi a dovere. Tra l’altro, per l’occasione, piazza Montegrappa sarà coperta dal wi-fi, quindi mi aspetto di incontrare qualche Second Lifer varesino. Se passate da quelle parti fatemi sapere. Nel frattempo potete usare questo pulsante per aggiungere l’evento al vostro Google Calendar.

Adesso la radio è il Corano?

Ok, è vero, come dice Mohsen Melliti “Io, l’altro”, con Raul Bova, è un film piuttosto telefonato. L’ho visto ieri notte, a Cerro Maggiore, in una sala completamente vuota (eravamo in due, stranissima sensazione). Il film parla della paura dell’altro, esplosa dopo l’11 settembre. Lo fa in modo claustrofobico, anche per l’ambientazione rappresentata esclusivamente da una barca.

I tentativi di far crescere la tensione, il sospetto dell’europeo nei confronti del diverso, funzionano solo a tratti. Il finale sembra tagliato frettolosamente. Certe battute sono eccessivamente retoriche. E sì, la metamorfosi dell’icona di Padre Pio in Bin Laden ha effetti comici.

Ma io non sarei stato così crudele. Veicolare un messaggio del genere, in pieno dominio del cinema americano, è comunque una scelta coraggiosa. L’interpretazione di Bova è più completa e ricca di quel che mi aspettavo. L’amicizia tra i due, nella prima parte del film, è rappresentata in modo efficace. Diciamo che il climax rimbalza troppe volte, e la cosa alla fine annoia. Ottima l’intenzione, davvero. Peccato per lo svolgimento. Riproviamoci dai…

Souvenir di Russia


Ho appena brevettato le balle a matrioska. Cioè chiedo a un amico di raccontare una balla a nostri amici su quello che farò stasera. In realtà il motivo per cui il mio amico crede di dover raccontare una balla è, a sua volta, una balla. Comprensibile il concetto?

Domani dovrò gestire tre versioni diverse dei fatti, e farò figure di tolla. Oppure sarò un genio del male, e al pensiero godo. Per una volta essere cattivi fa veramente bene, questa è una delle mie massime (collezionatele). Quindi regalo il mio brevetto a tutti gli eccessivamente sinceri, fatene un buon uso. Mentire non è reato, è un’arte.

Madonna, Hey You


In occasione del Live Earth ecco che Madonna pubblica il primo frutto della sua collaborazione con Pharrell. Un brano dedicato alla terra che, udite udite, è possibile scaricare gratuitamente (e senza DRM) per un periodo limitato sul sito della manifestazione creato da Msn. Per ogni downoad, Msn donerà 25 cent alla Alliance for Climate Protection, almeno per il primo milione di brani scaricati.

Pensavo in una tamarrata e invece. Madonna è finalmente riuscita a registrare la sua “Imagine”, credo lo desiderasse da tempo. Epica, gloriosa, decisamente memorabile. E una voce particolarmente intensa. Mi aspettavo hip-hop e mi arriva una cosa quasi new-age. Brava, questa volta senza nessuna riserva (almeno da parte mia).

Scaricate!

Ecco a cosa serviva la rinoplastica

Torno brevemente a parlare dell’Eurovision per annunciare una grande scoperta. Solo ora ho capito che il frontman degli Ark (ricordate “It Takes a Fool to Remain Same”) è in realtà Vladimir Luxuria. Il nuovo video di “The Worrying Kind”, presentata al festival, lo dimostra senza ombra di dubbio.

La canzone è carina, comunque. E già che ci siamo altri giudizi a raffica:

  • Gli spagnoli hanno proposto la classica boy-band con canzone orecchiabile (una vera boy-band, non quelle con un cantante figo e gli altri cessi come le boy-band italiane alla Studio3).
  • I greci hanno trovato la loro strada infallibile: tamarrate destinate ad invadere ogni discoteca europea (Italia esclusa). Quindi dopo la Paparizou nella mia playlist dei brani che ascolto senza farlo sapere in giro entra di diritto questo Sarbel.
  • La rock band più promettente è, ancora una volta, finlandese: gli Hanna Pakarinen. Si sa, quando una rockband ha una voce femminile a me deve piacere per forza.
  • Le Serebro sono troppo raffinate per essere russe. Dov’è quel gradevole sapor di mafia? Aridatece le t.A.T.u.
  • Flying the Flag degli Scooch (Regno Unito), mi riporta all’epoca degli Aqua. Ma gli Aqua erano danesi, e ai danesi si concede qualunque imbarazzo. Ai british menosi no.

E me la menavo con le colleghe

Classifica provvisoria: i nuovi Mini-Max della Tupperware sono la mia grossa delusione “tecnologica” del 2007. Quando l’ho visto sembrava perfetto, fighissimo, fatto apposta per me. Forse colpa anche della malefica rivenditrice Tupperware, che ti fa sembrare tutto bellissimo e facilissimo.

Teoricamente il Mini-Max è una biella che sembra fatta apposta per portarsi le insalate al lavoro. Ermetica al liquido, è in grado di schiacciarsi e ridurre la capienza, fino a ridurre il suo spessore a quello di un frisbee. Quindi immagina: la tua insalata occuperà solo lo spazio necessario, e una volta finito potrai richiudere il contenitore, che conserva uno spessore minimo solo per tenere (e poi buttare) il condimento.

Tutto bello. Poi la tragedia. Per prima cosa, al primo giorno di lavoro, ho scoperto che per essere rivenditrice Tupperware devi avere le falangi d’acciaio. Quel coperchio che lei apriva e chiudeva con un “semplice gesto” deve essere preso a calci per aprirsi. E poi la fregatura, che non mi aspettavo. Per chiudere la biella, devi lasciarla temporaneamente senza coperchio, perchè altrimenti l’aria rimane compressa. Ma se togli il coperchio l’olio schizza dappertutto.

Ieri, disperato, ho chiesto al mio collega di chiudere il Mini-Max per me. Lui, geniale, chiude il coperchio, ma lascia uno spiraglio per far passare l’aria. Così, dopo essersi sostanzialmente rovesciato sopra la biella per chiuderla, questa si è appiattita di botto e sostanzialmente ha creato un effetto esplosione: con una velocita di 100Km/h uno schizzo d’olio e aceto è fuoriuscito dallo spiraglio che aveva lasciato per l’aria. Un proiettile untuoso che l’ha colpito in piena pancia. Attimi di silenzio e imbarazzo lunghi una vita, pagine da cronaca nera, con un’altra collega rovesciata per terra dalle risate.

Posso dirlo: Mini-Max di Tupperware ha rovinato la mia vita sociale. Eliminato.